Music, less than 160.
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MUSIC<160 - Micro recensioni musicali, in meno di 160 caratteri. Clicca la cover per leggere la recensione.
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7/12/11
- contraddico alla regola dei 160 caratteri, accogliendo questo appello di @disappunto sul suo bastonate -
La mia collezione di dischi
Il primo disco che si colleziona è importante.
La mia collezione di dischi parte da un album fondamentale per la storia della musica moderna, un album che ho comprato con i soldi contenuti nel mio porcellino di ceramica, un album che ha forgiato le menti di noi ascoltatori giovani ed inesperti.
&#8220;Shaggy, Boombastic, 1995&#8221; è stato il mio primo primo disco (che poi la canzone più figa era la cover di &#8220;In the Summertime&#8221;). 
Dopo questo importante passo nel mondo del collezionismo ci pensò miocuggino a portarmi sulla cattiva strada regalandomi un disco leggermente diverso. La copertina era molto diversa da quel sorrisone di Shaggy su quello sfondo arancione-che-fa-tanto-estate; era in bianco e nero, per di più in negativo, con la foto di tipi con i  capelli lunghi che fanno su e giù con la testa.
&#8220;Nirvana, Bleach, 1989&#8221; è stato il mio secondo primo disco.
Il problema è che miocuggino abita(va) a Genova, io a Milano, e dovevo trovare un modo per alimentare la mia inesistente cultura musicale e all&#8217;epoca erano poche le soluzioni da me conosciute: MTV, le riviste, i vari posti tipo Zabriskie e Mariposa dove farsi consigliare dai venditori &#8220;che ne sapevano a pacchi&#8221; oppure andare alle Messaggerie Musicali e ascoltare i CD che mettevano negli stand con le cuffie; dio quante volte passavo di lì sperando che ci fosse l&#8217;album che mi interessava prima di comprarlo alla cieca (dio quanti soldi ho speso comprando album alla cieca solo perché mi intrippava la copertina). 
Poi c&#8217;è l&#8217;enorme periodo punk, tra un &#8220;So Long and Thanks for all the Shoes&#8221; e un &#8220;Enema of the State&#8221;, fino a un &#8220;..And Out Come the Wolves&#8221; e un &#8220;Fino alla Fine&#8221; delle PornoRiviste (eh già). 
E qui arriviamo al periodo &#8220;down&#8221; che ognuno deve aver passato almeno una volta nella propria crescita musicale.
Il mio periodo nero è stato il periodo &#8220;prog&#8221;, più precisamente, il periodo Dream Theater. Mike Portnoy è stata la causa del mio intorpidimento musicale, tipo che cacavo solo gruppi tecnici con la voce gaia. 
&#8220;Dream Theater, Scenes from a memory, 1999&#8221; è stato il mio terzo primo disco.
Non lo sapevo ancora, ma avevo un gran bisogno di uscire da questo tugurio di assoli e tecnica e anche qui ho ricevuto una mano dall&#8217;esterno: in uno dei tanti (mai troppi) pomeriggi di cazzeggio un mio grande amico mi fa &#8220;oh prova ad ascoltare questo, magari ti piace&#8221;. &#8220;Questo&#8221; era un cd masterizzato ed era la nemesi di tutto ciò che ero abituato ad ascoltare: qui non c&#8217;erano suoni puliti, c&#8217;erano chitarroni sporchi, qui non c&#8217;erano voci gaie, ma urla, urla gutturali. Urla che ho fatto davvero fatica a digerire; dicevo &#8220;ma perché uno deve cantare così? peccato, perché la musica sotto è figa&#8221;, ma poi ho capito che quelle non erano urla senza un senso, il senso era trasmettere uno stato d&#8217;animo.
&#8220;Isis, Oceanic, 2002&#8221; è stato il mio quarto primo disco.
Poco dopo ho comprato quell&#8217;album e guardando la copertina e le grafiche ho capito ancora di più il senso di quei suoni, di quei testi, ho capito a pieno che l&#8217;oggetto CD non è solo un oggetto, bensì un completamento necessario dell&#8217;opera musicale.
Oggi grazie all&#8217;internet possiamo sapere tutte le cose che vogliamo senza spendere un soldo, che è fico perché riesci ad ascoltare e a raggiungere una quantità di musica che prima era inaudita, ma la differenza rispetto al passato è un po&#8217; come la differenza tra scattare con una reflex digitale e con una a pellicola: con la prima scatti, scatti e scatti e poi dopo, con calma,  fai una cernita di quello che deciderai di impressionare su un supporto fisico, con la seconda ogni scatto che fai è quello impressionato su un supporto fisico.
Il peso specifico che hanno avuto i quattro album citati qui sopra rimarrà, per me, irraggiungibile perché ognuno è stato il primo a mettere in discussione tutto ciò a cui ero abituato prima. E ora mi chiedo &#8220;chissà se accadrà di nuovo&#8221;.
(cioè, tipo che ho messo sullo stesso piano Shaggy, Nirvana, Dream Theater e Isis *KILL-ME-NOW*)

- contraddico alla regola dei 160 caratteri, accogliendo questo appello di @disappunto sul suo bastonate -

La mia collezione di dischi

Il primo disco che si colleziona è importante.

La mia collezione di dischi parte da un album fondamentale per la storia della musica moderna, un album che ho comprato con i soldi contenuti nel mio porcellino di ceramica, un album che ha forgiato le menti di noi ascoltatori giovani ed inesperti.

Shaggy, Boombastic, 1995” è stato il mio primo primo disco (che poi la canzone più figa era la cover di “In the Summertime”). 

Dopo questo importante passo nel mondo del collezionismo ci pensò miocuggino a portarmi sulla cattiva strada regalandomi un disco leggermente diverso. La copertina era molto diversa da quel sorrisone di Shaggy su quello sfondo arancione-che-fa-tanto-estate; era in bianco e nero, per di più in negativo, con la foto di tipi con i  capelli lunghi che fanno su e giù con la testa.

Nirvana, Bleach, 1989” è stato il mio secondo primo disco.

Il problema è che miocuggino abita(va) a Genova, io a Milano, e dovevo trovare un modo per alimentare la mia inesistente cultura musicale e all’epoca erano poche le soluzioni da me conosciute: MTV, le riviste, i vari posti tipo Zabriskie e Mariposa dove farsi consigliare dai venditori “che ne sapevano a pacchi” oppure andare alle Messaggerie Musicali e ascoltare i CD che mettevano negli stand con le cuffie; dio quante volte passavo di lì sperando che ci fosse l’album che mi interessava prima di comprarlo alla cieca (dio quanti soldi ho speso comprando album alla cieca solo perché mi intrippava la copertina). 

Poi c’è l’enorme periodo punk, tra un “So Long and Thanks for all the Shoes” e un “Enema of the State”, fino a un “..And Out Come the Wolves” e un “Fino alla Fine” delle PornoRiviste (eh già). 

E qui arriviamo al periodo “down” che ognuno deve aver passato almeno una volta nella propria crescita musicale.

Il mio periodo nero è stato il periodo “prog”, più precisamente, il periodo Dream Theater. Mike Portnoy è stata la causa del mio intorpidimento musicale, tipo che cacavo solo gruppi tecnici con la voce gaia. 

Dream Theater, Scenes from a memory, 1999” è stato il mio terzo primo disco.

Non lo sapevo ancora, ma avevo un gran bisogno di uscire da questo tugurio di assoli e tecnica e anche qui ho ricevuto una mano dall’esterno: in uno dei tanti (mai troppi) pomeriggi di cazzeggio un mio grande amico mi fa “oh prova ad ascoltare questo, magari ti piace”. “Questo” era un cd masterizzato ed era la nemesi di tutto ciò che ero abituato ad ascoltare: qui non c’erano suoni puliti, c’erano chitarroni sporchi, qui non c’erano voci gaie, ma urla, urla gutturali. Urla che ho fatto davvero fatica a digerire; dicevo “ma perché uno deve cantare così? peccato, perché la musica sotto è figa”, ma poi ho capito che quelle non erano urla senza un senso, il senso era trasmettere uno stato d’animo.

Isis, Oceanic, 2002” è stato il mio quarto primo disco.

Poco dopo ho comprato quell’album e guardando la copertina e le grafiche ho capito ancora di più il senso di quei suoni, di quei testi, ho capito a pieno che l’oggetto CD non è solo un oggetto, bensì un completamento necessario dell’opera musicale.

Oggi grazie all’internet possiamo sapere tutte le cose che vogliamo senza spendere un soldo, che è fico perché riesci ad ascoltare e a raggiungere una quantità di musica che prima era inaudita, ma la differenza rispetto al passato è un po’ come la differenza tra scattare con una reflex digitale e con una a pellicola: con la prima scatti, scatti e scatti e poi dopo, con calma,  fai una cernita di quello che deciderai di impressionare su un supporto fisico, con la seconda ogni scatto che fai è quello impressionato su un supporto fisico.

Il peso specifico che hanno avuto i quattro album citati qui sopra rimarrà, per me, irraggiungibile perché ognuno è stato il primo a mettere in discussione tutto ciò a cui ero abituato prima. E ora mi chiedo “chissà se accadrà di nuovo”.

(cioè, tipo che ho messo sullo stesso piano Shaggy, Nirvana, Dream Theater e Isis *KILL-ME-NOW*)

#la mia collezione di dischi #bastonate #shaggy #nirvana #dream theater #isis
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